DOVE FIRMARE

E’ possibile firmare in TUTTI I COMUNI d’Italia e
presso I TAVOLI elencati di seguito, nelle date e negli orari indicati. L’elenco dei tavoli per la raccolta delle firme è aggiornata in tempo reale.

Non è possibile firmare on-line o tramite posta elettronica.
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 Campania  Sardegna
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A rischio il referendum, mancano le firme

Duecentoquarantamila firme e trentatre giorni di tempo residuo. Sono questi i numeri che mancano all’approvazione del referendum sulla legge elettorale. I promotori lamentano la censura attuata dei media sulla raccolta firme, colpevoli di non dare risalto al Referendum Day lanciato per oggi e per domani. Giovanni Guzzetta e Mario Segni spiegano all’ANSA: “Il referendum e’ a rischio, cosi’ non ce la facciamo”.

Oltre alla latitanza dei media si lamenta anche il silenzio trasversale della classe politica, che di fronte alla possibilità di referendum preferisce tacere per evitare lacerazioni all’interno dei due schieramenti.

Se il comitato promotore riuscisse ad ottenere le restanti 240.000 firme, l’elettorato italiano sarebbe chiamato al voto per due quesiti ( uno valevole per la Camera dei Deputati e uno per il Senato). I quesiti  propongono l’abrogazione del collegamento tra le liste e la possibilità di attribuire il premio di maggioranza alla lista vincente. In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.

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Segni, appello a Veltroni: firmi il referendum

Mario Segni, l’infaticabile coordinatore del comitato promotore dei referendum elettorali, lancia un appello a Walter Veltroni: venga a firmare anche lui. «È vero, Veltroni è assente da questa campagna referendaria. Mi auguro che il sindaco di Roma, da mercoledì in poi, dia una scossa. Io vedo il Pd come il partito democratico del domani e sulla scelta referendaria il nuovo soggetto politico non può avere dubbi».

Nei giorni scorsi, mentre si andava affermando la probabile candidatura si Veltroni alla guida del partito democratico dai comitati referendari si era levata una timida protesta: «Non si è mai sentito per appoggiare la nostra causa». Ora, sulla polemica è intervenuto anche Segni, si è augurato che Veltroni possa riparare alla mancanza. «Basta – ha detto ancora Segni – con il Paese dei 74 partiti, è necessaria la semplificazione della politica. L’ Italia ha bisogno di un bipolarismo vero con un grande partito di centrosinistra e un grande partito di centrodestra. Questo sistema elettorale non garantisce la stabilità governativa. Invito i cittadini a firmare, non solo nei banchetti che saranno nelle piazze delle città, ma anche nelle segreterie di tutti i comuni. È una battaglia per ristabilire le regole e la sovranità popolare».

Mario Segni sul referendum

E adesso avanti tutta, come diceva Arbore. Avanti col referendum. Non c’è via di uscita alla crisi che stiamo attraversando, che è crisi di sistema. La frantumazione dei partiti è arrivata al massimo. Napolitano ha ricevuto, nei due giorni di consultazione, diciotto delegazioni. Ha detto, a chiusura, di avere visto tutte le rappresentanze dei partiti presenti in parlamento. Si può governare con dodici partiti, come oggi tocca a Prodi? Via, siamo sinceri: Romano ha i suoi difetti, e ogni tanto il pugno sul tavolo dovrebbe sbatterlo. Ma con una maggioranza di dodici partiti nemmeno Napoleone governerebbe. Forse Berlusconi pensa che se toccasse a lui andrebbe meglio. Si sbaglia, dopo un poco il frullatore dei partitini travolgerebbe anche lui.
La verità è che il potenziale distruttivo dell’ultima legge elettorale si sta rivelando adesso in tutta la sua carica malefica. Se con l’1% entri in Parlamento, hai finanziamento (e abbondante), fai un gruppo parlamentare e vieni persino ricevuto da Napolitano, chi te lo fa fare a stare in un grande partito? Tanto più che oggi di partiti con sigle gloriose, come furono la Democrazia Cristiana, il partito Comunista, il partito socialista, per rimanere ai più noti, non ce ne sono più. Se non avesse creato un partito probabilmente Mastella si dovrebbe presentarsi da Napolitano con la famiglia. E invece, avendolo fatto, può mettere la moglie in ruoli istituzionali importanti, qualche amico in altri, e il gioco è fatto. Se non si cambia registro non c’è niente da fare.

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Coraggio barbaro e senza vergogna

Intervento dell’on. Ferdinando Adronato alla Camera dei Deputati il 13 ottobre 2005.

l'on. Ferdinando AdornatoSignor Presidente, preliminarmente: onorevole Fassino, se lei è così sicuro di vincere e non ha paura del giudizio del popolo italiano, perché è così agitato? Perché è così preoccupato? Perché fa un discorso dai toni così catastrofici? Se lei è sicuro di vincere, questa legge elettorale, che farà vincere chi ha un voto di più, non la dovrebbe preoccupare. Invece lei, con il suo atteggiamento, dimostra di essere assai preoccupato.

Ho paura che la sua preoccupazione, onorevole Fassino, si inserisca nel circuito che in questi giorni avete instaurato nel paese. Ci avete ricoperti di accuse molto gravi, avete parlato di colpo di mano istituzionale, di lesioni alla democrazia e alla Costituzione.

Ma, mentre non vi è alcuna prova dimostrata di forzature da noi poste in essere, perché abbiamo seguito le regole della nostra Costituzione – se ancora vi vanno bene -, vorrei ricordare all’Assemblea e agli italiani che ci ascoltano che il combinato disposto di un radicale ostruzionismo, con tanto di goliardici striscioni da stadio, dell’uso della piazza contro il Parlamento e dell’incomprensibile ed immotivata campagna contro il Presidente della Camera, descrivono piuttosto voi come uno schieramento privo della cultura istituzionale necessaria a governare una grande democrazia come quella italiana!

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Articolo di Francesco Baicchi sul “Porcellum”

Il dibattito in corso su una nuova legge elettorale, indispensabile per superare l´assurda legge «Calderoli» imposta dal governo Berlusconi allo scopo di rendere ingovernabile il Paese da parte del centro-sinistra, non può non coinvolgere quanti vedono nella difesa dei principi fondamentali della Costituzione del 1948 un riferimento irrinunciabile per mantenere il nostro Paese nell´area della democrazia. E´ dunque doveroso cercare di dissipare alcune delle ombre che emergono talvolta da dichiarazioni e interviste di personaggi politici, ma anche da interventi di autorevoli «tecnici».

Il primo equivoco è legato alla improvvisa accelerazione impressa all´argomento, che il Ministro Chiti aveva dichiarato «non urgente» e programmato per l´ultimo anno di legislatura, mentre ora sembra che la maggioranza intenda arrivare a una proposta entro il mese di febbraio.
Il miracolo sarebbe stato causato dalla presentazione da parte del comitato Guzzetta-Segni dei quesiti per un referendum abrogativo di alcuni punti della legge. Il successo del referendum avrebbe a mio avviso due effetti negativi: esporrebbe il Paese al rischio di un esplicito capovolgimento della volontà popolare, rendendo possibile l´assegnazione a una forza di maggioranza solo relativa un «premio» che le consentirebbe di governare indisturbata, e rafforzerebbe indirettamente le parti immutate della legge. Fra cui, per fare un esempio, il meccanismo che rende probabili maggioranze diverse nelle due Camere, e le liste bloccate decise dalle segreterie di partito. Ma, al di là del merito, il referendum in realtà non costituisce una minaccia concreta: raccogliere 500.000 firme (come sanno i Comitati per il referendum costituzionale) non è impegno da poco. Inoltre, ammesso che la consultazione abbia luogo, il raggiungimento del quorum è molto improbabile, vista anche la assurda complessità di uno dei quesiti, assolutamente incomprensibile ai più.

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